Notizie storico-artistiche

image028
Cenni storici, a cura di Massimo Grandicelli

Chiesa dei SS. Crisante e Daria

Il Santuario dei SS. Crisante e Daria è collocato nel bosco sovrastante la frazione aquilana di Filetto di Camarda.

È bene chiarire subito che Crisante e Daria non hanno mai visto quello che con tutta probabilità viene spesso definito “eremo” del tutto impropriamente.

Il santuario, infatti, fu edificato pare verso la fine del secolo XI, mentre Crisante e Daria furono due martiri cristiani, vissuti nella Roma del III sec. d.C. e protagonisti di una storia tenerissima: lui, Crisante (o Crisanto), studente non ancora ventenne, si convertì al cristianesimo e il padre, scandalizzato, pagò una vestale molto avvenente, più o meno della stessa età, per cercare con la seduzione di ricondurlo sulla retta via degli dei tradizionali (peraltro un po’ strano, perché le vestali erano tenute alla verginità fino alla scadenza del mandato, non inferiore ai trent’anni, rischiando, con il venir meno del “requisito”, di finire sepolte vive). E infatti . . . .

Senza nome 1La cosa finì al contrario di come sperava il povero genitore: anche Daria si convertì, i due si sposarono, anche se con voto di verginità e, denunciati al prefetto, furono consegnati al tribuno Claudio; ma, e purtroppo per la “causa” paterna, riuscirono a convertire pure il tribuno, la sua intera famiglia e tutta la guarnigione di soldati che gli era affidata.

A questo punto intervenne l’imperatore, che aveva ottimi motivi per non convertirsi, e tutta la brigata fu messa a morte; Crisanto e Daria furono sepolti vivi sulla via Salaria e le loro spoglie sono oggi custodite nella cattedrale di Reggio Emilia, riconosciute tali dopo lunghe vicissitudini e un recente procedimento scientifico d’identificazione in cui è stato posto in azione il meglio di quella che potremmo definire “antropologia fiscale”.

Più o meno mille anni più tardi, quando la penisola italiana era un fiorire d’insediamenti monastici, qualcuno riprese la drammatica vicenda e volle dedicare ai due sfortunati giovani la chiesa e il convento edificato nelle vicinanze, oggi ridotto a rudere.

La  costruzione della chiesa è a navata unica, con tanto di abside però, alta una dozzina di metri e lunga tra quindici e venti, datata tra il XII e il XIII secolo, quando l’Italia centro-meridionale pullulava di ordini cenobiti, eremiti, santuari con e senza annesso cenobio (siamo al tempo di Gioacchino da Fiore e poi di San Francesco, poco dopo il quale si sviluppò pure la celebre tensione tra gli “spirituali” e i “conventuali” – inutile sottolineare chi vinse), dove si raccoglievano gruppi di monaci non di rado visti con sospetto dalla chiesa di Roma; tra cui, in Abruzzo, si distinsero molte “infiltrazioni” di cistercensi; tanto che Federico II pensò di farci leva, con l’aiuto pure dell’ordine dei Templari, per concepire L’Aquila come un’“anti-Roma”, che avrebbe dovuto opporsi alla Capitale del cristianesimo, ritenuta ormai imbarbarita dalla corruzione.

Una visita al santuario comporta uno sforzo minimo: il dislivello da superare, partendo da Filetto, dove si può lasciare l’auto, è di circa 150 metri, perché la chiesa sorge a 1202 metri e il paese a 1090, ma inizialmente si perde qualche decina di metri, essendo il primo tratto di stradello in discesa. Il tempo da prevedere, camminando senza fretta e includendo il tempo per scattare foto al panorama e all’ambiente, del tutto particolari, è dell’ordine dell’ora (buoni camminatori impiegano tempi inferiori alla mezz’ora).

Il percorso inizia impegnando un bivio a sinistra, segnalato, pochi metri dopo aver lasciato l’unico bar-trattoria del paese.

Quasi a sorpresa, al termine della ripida discesa iniziale, s’incontra una Cappelletta rupestre, che racchiude una preziosa immagine della Madonna.

 

Un segno di spiritualità e devozione popolare che non lascia indifferente nessuno, credente o meno.

Lì a un dipresso, una ramo del sentiero conduce a uno splendido fontanile, denominato “la Fonte vecchia” (‘a Fonde vecchia, in dialetto locale), che un tempo ospitava anche il lavatoio del paese. Di là, radure come evidenti resti di prati un tempo coltivi e oggi abbandonati, anche se non completamente.

Molti alberi sono veri e propri monumenti della natura.

Salendo il panorama si apre: di fronte lo sperone glaciale su cui sorge Filetto, che s’intravede in cresta, più avanti, a nord-ovest, la valle dell’Aquila.

In breve si raggiungono gli insediamenti rupestri, usati per millenni, che pare risalgano al neolitico, ma sicuramente rimaneggiati in epoca alto-medioevale, non è chiarissimo se per fini di ricovero pastorale e per eremitaggio. Tutt’intorno è una sinfonia floreale.

Il sentiero è in più punti stretto e in qualche punto è necessario scansare le ramaglie: segno della scarsa frequentazione. A una svolta, un albero secco reca un cartello dall’aria non meno vissuta: “Abbazia 300 m a destra”, dice. Dopo la svolta, di nuovo una radura e ancora un monumentale albero morto. Finalmente, all’improvviso, come sempre in questi casi, appare la Chiesa, incorniciata dalle ultime fronde della fitta boscaglia, al termine del sentierino.

La costruzione è poggiata su una radura oggetto evidente di antico abbattimento, ma dove l’incuria sta facendo tornare a regnare la vegetazione. Dietro di essa, in lontananza, la cima di Monte Ruzza. Dalla parte opposta, al di sopra degli alberi si leva maestosa la cima di Pizzo Cefalone (2533 m), che si leva sulla propaggine del Gran Sasso prospiciente il versante aquilano.

La chiesa è costruita con pietre squadrate in modo magistrale e non pare aver risentito affatto del sisma del 2009. È chiusa a chiave, ma il portone principale mostra vistose fessure. Dell’antico convento rimane solo un muro importante, fieramente eretto, a testimoniare il valore che qualcuno attribuì all’insediamento. Sulle pietre della costruzione compaiono diverse incisioni, non tutte di significato evidente. La più importante riproduce la figura simbolica dell’agnello

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *